Intervista Giovanna

 

Per la Giornata Internazionale della Donna, la speciale intervista a Giovanna Trisorio, Responsabile Commerciale dell’Azienda Cincinnato. Un quarto d’ora di chiacchierata per conoscere una delle donne del vino.
I: Con noi oggi c’è Giovanna Trisorio, Responsabile Commerciale dell’Azienda Cincinnato (Cori, Lazio).
G: Ciao a tutti!
I: Volevamo tanto che fossi qui con noi per dare il via alla rubrica “Interviste” nella Giornata Internazionale della Donna. Volevamo dare voce ad una donna con un forte legame con il vino e con tutta la cultura vinicola. Vuoi presentarti?
G: Sono un’agronoma, laureata a Viterbo e lavoro nel mondo del vino da più di vent’anni.
I: Quindi sei una superdonna del vino!
G: Diciamo una donna di esperienza nel mondo del vino. Precisamente nel mondo vinicolo del Lazio, dove ho studiato e dove vivo; ho un legame molto forte con questo territorio e sono contentissima di poter lavorare qui. Curo la sezione marketing e commerciale italiana ed estera dell’Azienda Cincinnato dal 2012; abbiamo fatto tantissime cose insieme, è un progetto che va avanti e che reca sempre tantissime novità e spunti interessanti. Inoltre, sono contenta di fare quest’intervista l’8 marzo, faccio parte delle Donne del Vino, una bellissima Associazione, molto dinamica e dove c’è tanta coesione tra tutte noi.
I: Ci siamo documentati su questa Associazione, è nata nel 1988, ci sono tantissimi eventi, anche corsi di formazione?
G: Si esatto, abbiamo in programma tantissime attività! Ad esempio, ci saranno delle degustazioni con l’Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) e Associazioni di Sommelier. Anche Conferenze sulla parte legislativa, perché ci sono tutte le altre figure del vino, non soltanto produttrici, anche avvocati che si occupano della legislazione vinicola. Nel vino lavorano tanti diversi profili femminili che sono coinvolti nella produzione e comunicazione.
I: Parliamo di te: ci hai detto che sei un’agronoma, com’è stato il tuo percorso? Hai ricoperto subito il ruolo di direttore commerciale?
G: Ho iniziato nel mondo cooperativo, nello specifico assistenza alle cooperative. Poi sono migrata: dalle ampie cooperative del settore ortofrutticolo, vino e olio ad aziende che si occupano specialmente di vino (e nel caso di Cincinnato anche olio). Quindi prima cooperazione italiana, poi internazionale. Dopo questa esperienza, ho iniziato a lavorare per un’azienda (sempre del Lazio) che produce vino per poi spostarmi nel 2012 qui da Cincinnato. La parte agricola l’ho sempre amata, sono un perito agrario.
I: Avevi già le idee chiare diciamo…
G: Si, sono stata sempre appassionata, sin da piccola.
I: Qual è il primo ricordo che hai del vino?
G: Il vino, da noi, veniva bevuto in occasioni di festa. Lo lego a momenti di gioia, alle domeniche della mia infanzia. Ai momenti di relax, alle giornate di sole. Un’immagine romantica del pranzo della domenica con la radio accesa e il sole.
I: Torniamo alla tua formazione. Cos’è che spinge una ragazzina di tredici anni a fare una scuola agraria? Cosa ti ha spinto a fare questa scelta?
G: In realtà all’epoca non pensavo ancora al vino, ero affascinata e mi piacevano in generale le piante. Ma c’è un motivo particolare… Prima della formazione agraria ho frequentato una scuola di suore che organizzava delle missioni in Africa; iniziammo anche delle corrispondenze con le scuole del posto. Alla fine, mi convinsi che volevo andare a fare l’agronoma in Africa!
I: Ma che bello! Sei mai stata, poi, in Africa?
G: Si, poi sono andata!
I: Una bellissima esperienza! Ma quali sono stati i primi lavori nel settore agroalimentare, hai iniziato subito come responsabile marketing e commerciale o hai comunque fatto gavetta?
G: In realtà mi sono sin da subito occupata della parte marketing e commerciale aziendali con annessa supervisione.

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I: In cosa consiste oggi il tuo lavoro?

G: Quest’anno è un po’ anomalo, per cui è tutto diverso. Essenzialmente comunicare il vino, il territorio, le nostre peculiarità, gli elementi che distinguono l’azienda e i nostri vitigni. Abbiamo dei vitigni molto particolari, autoctoni e antichi, per cui c’è molta comunicazione da fare perché il Lazio è ancora poco noto e sono pochi noti questi vitigni particolari (come il Nero Buono). C’è tanta divulgazione da fare per farli conoscere sia in Italia che all’estero; c’è la parte del contatto con i clienti, gli importatori, la pianificazione e la programmazione e poi c’è sempre lo sguardo verso il futuro, vedere come evolve il mercato del consumo. Soprattutto prevedere quello che potrebbe succedere. In generale cerchiamo sempre di fare qualcosa di nuovo, è una caratteristica peculiare dell’azienda. Ogni anno c’è qualcosa in cantiere e, per l’appunto, quest’anno abbiamo la presentazione dei vini biologici certificati.
I: Bellissima iniziativa! Nel Lazio siete gli unici che hanno fatto questo passo?
G: Assolutamente no, ce ne sono tanti. In Italia l’agricoltura biologica è una tendenza in forte crescita. Con l’avvento della pandemia c’è stata un’attenzione maggiore alla salute e quindi anche alle produzioni biologiche.
I: Tornando al “fattore donna”, quante donne conosci che lavorano in questo mondo?
G: Non sono poche. All’università eravamo decisamente una minoranza, erano pochissime le enologhe. Adesso non possiamo parlare di 50/50 ma è aumentata fortemente la presenza di tecnici donne nel settore del vino. È sempre bello incontrare una donna in questo mondo, si instaurano sempre delle particolari sinergie.
I: Il tuo vino preferito?
G: Della nostra produzione sicuramente il Metodo Classico. Sono un’amante delle bollicine, produciamo un Metodo Classico a base di Bellone (sia nella versione Brut che Pas Dose); un giorno preferisco l’una, un giorno preferisco l’altra. Entrambe mi piacciono moltissimo. In termini generici mi piace molto il Riesling come uva; tendo essenzialmente verso i bianchi (Riesling e Verdicchio).
I: Un abbinamento che ci vuoi consigliare?
G: Con il Brut, un bel risotto con le verdure. Immagino un piatto cremoso. Mentre con il Pas Dosè un bel vassoio di crudi, una tartara di spigola. Anche se la tradizione gastronomica di Cori è molto legata a quella collinare.
I: Vorrei farti un’ultima domanda: quale consiglio vorresti dare alle nuove reclute, alle giovani donne che vogliono avvicinarsi a questo mondo? Da dove devono partire?
G: Un consiglio che do a prescindere dall’essere donna o uomo è di mantenere e alimentare la passione. Bisogna sempre assecondare la propria curiosità, quella porta sempre a trovare la strada giusta.
I: Grazie mille Giovanna!
G: Grazie a voi!